
“Ho sbagliato, datemi una mano, per favore”.
Mi chiedo spesso quanti di noi siano davvero capaci di pronunciare questa frase senza viverla come una sconfitta personale. E ancora di più, quante realtà di hospitality siano realmente pronte ad accoglierla senza trasformarla in colpa, giudizio.
Lo noto nel confronto con imprenditori, responsabili di sala, brigate, team giovani o strutture già consolidate: esiste una sorta di tensione collettiva verso l’infallibilità, come se fosse obbligatorio mostrarsi sempre pronti, veloci, impeccabili, sempre all’altezza e sempre performanti.
Ma un team che non può sbagliare è anche un team che smette di sperimentare, di comunicare, di chiedere aiuto. L’ambiente professionale che perde la libertà di dire “non so come gestire questa situazione”, vive il rischio più grande, ancor più dell’errore: il sentirsi soli.
Durante le consulenze e i percorsi formativi, lavoro molto su questo aspetto: creare contesti professionali in cui le persone sappiano reagire.
Per questo spesso porto in aula e in team simulazioni, casistiche, ipotesi concrete di crisi o problematiche operative, per allenare una competenza fondamentale: la risposta all’errore.
Cosa succede quando qualcosa va storto? Chi interviene? Come si comunica? Che linguaggio si usa? Ci si sente supportati o esposti?
Sono domande che cambiano completamente il modo in cui un team lavora insieme.
Se percepisci che nel tuo team ci sia ancora una difficoltà in termini di comunicazione, fiducia o gestione sana delle criticità, possiamo lavorarci insieme: scrivimi!