Da che ne ho memoria, la richiesta del “no alcol” c’è sempre stata: quante persone scelgono di non bere, per questioni di salute, etica, religione?
Ma è evidente che il fenomeno, oggi, assume dei contorni più imponenti: si parla infatti di zebra striping drinking, la tendenza ad alternare bevande alcoliche a bevande analcoliche durante una stessa serata.
Questo nuovo modo di affrontare gli aperitivi e le uscite, è frutto di una consapevolezza crescente delle persone (specie i giovani) sugli effetti dell’alcol sulla salute. Ridurne i postumi senza rinunciare alle situazioni conviviali è l’obiettivo principale.
La mia professione da food&wine manager mi spinge a esplorare ancora meglio il fenomeno, scrutando gli effetti positivi di questa sfida, perché tale la considero.
Il dialogo tra uno stile di vita bilanciato e un consumo consapevole può essere un’occasione e non soltanto un limite.
La ristorazione e l’ospitalità stanno rispondendo con creatività: l’alternativa no alcol è uno stimolo per l’operatore a stare sul mercato e a proporre alternative di livello.
Dalla fermentazione controllata ai cocktail analcolici, dagli zero-proof drink agli estratti botanici: capire gli abbinamenti giusti nella mixology, per creare una lista cocktail interessante, non è frutto di improvvisazione.
Come ogni cosa, è necessario uno studio accurato su prodotti, tecniche e sperimentazioni.
Usciamo fuori dal classico Virgin Mojito e apriamoci all’audacia, con accuratezza e competenze.
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